Un pomeriggio con Madre Teresa Gospar

Mia madre Teresa Gospar sa benissimo quanto ami la fotografia e le gite ai musei, quindi, quando ha letto della mostra “La terra vista dal cielo” di uno dei miei fotografi preferiti e mi ha invitato a vederla insieme non ho potuto far altro che accettare con entusiasmo.

Yann Arthus-Bertrand è uno dei miei fotografi preferiti, è un ambientalista come me e tutta la mostra era incentrata sui paesaggi naturali.

Non potete nemmeno immaginare quanto mi sia commossa, sembravo una bambina in un negozio di caramelle! Yann ha fotografato sia luoghi incontaminati, bellissimi, sia luoghi in cui è evidente lo sfruttamento dell’uomo. Cosa siamo stati capaci di fare al nostro pianeta? Riuscivo a pensare solo questo mentre guardavo quelle opere.

Ci sono 103 foto, un lavoro di circa vent’anni e l’esposizione si è conclusa con la proiezione del film Home, una pellicola girata interamente dal cielo che illustra quello che siamo stati in grado di distruggere e tutti i cambiamenti che dovremo affrontare.

Sono uscita dal Museo con due stati d’animo contrastanti, da un lato ero felice di aver potuto ammirare delle foto così meravigliose (chissà forse un giorno anche io sarò brava come lui), dall’altro ero davvero preoccupata per la salute della Terra.

Possibile che non ci si renda conto di quello che stiamo combinando?

Ogni volta che vedo tutte quelle auto semivuote girare per Milano, mi sale una rabbia, se solo provassero a prendere metro, tram, autobus inquinerebbero di meno e risparmierebbero un sacco.

Ok. Sono troppo polemica lo so. Ma su queste cose mi arrabbio davvero troppo. Basterebbero pochissimi gesti e un poco di attenzione per migliorare le cose, ma niente. Siamo troppo pigri e annoiati per pensare che se ognuno di noi facesse qualcosa nel suo piccolo, potrebbero migliorare tantissime cose!

Ora ho tantissima voglia di fotografare anche io dei paesaggi bellissimi, magari dall’alto, come Yann Arthus-Bertrand, quindi corro a programmare il mio prossimo viaggio, ovviamente ecologico! Riuscirò a fotografare anche io paesaggi meravigliosi dall’alto?

 

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Teresa Gospar, mia madre e l’IceBucketChallenge

Parliamo di #IceBucketChallenge. Ci ho provato a non parlarne ma non riesco, dopo aver quasi litigato con una coppia di amici visti la scorsa settimana per una chiacchierata in gelateria. Teresa Gospar è una persona pacifica, tollerante e dolce, ma non potete dirmi che il fine giustifica sempre i mezzi, perchè non sono d’accordo. Me lo ha insegnato mia madre, fin da bambina, mi diceva: Teresa, puoi anche avere le migliori intenzioni ma se le persegui senza scrupoli e facendo azioni discutibili, valgono di meno, anzi, non valgono quasi più nulla.

Voglio dire, tu crei un’operazione di marketing geniale e seguitissima per sensibilizzare su di una malattia terribile, e questo è bene. Però mi chiedo: era necessario attivarla in queste modalità? Non potevano fare la #ApplePieChallenge, e sfidare VIP e celebrities a preparare una torta di mele a tempo di record, oppure la #BasketCaseChallenge, sfidandoli a raccogliere un intero sacco di cartacce da terra nei parchi?

Sarebbe stato doppiamente utile. Così invece si spreca acqua, anzi, si sdogana e propone lo spreco di acqua in un’accezione positiva. Si tratta di un problema immenso, quello dell’acqua, non si può proprio pensarlo in modo così leggero e superficiale. Voglio dire, ok, donazioni per curare una malattia terribile come la SLA (le faranno poi tutti le donazioni? o sfruttano solo l’IBC come ulteriore leva pubblicitaria?), ma intanto quanta acqua finisce sulla testa vuota di Miley Cyrus o Emma Marrone?

Perdonatemi, so di risultare pedante, non voglio fare la puntigliosa su qualcosa di così buono come una raccolta fondi. Dico solo che c’erano altre vie pratiche per rendere la cosa divertente ed evitare sprechi.

Ho visto che sono stati nominati anche Renzi e i direttori di molti quotidiani. Fate le donazioni, mi raccomando, ragazzi! E fatele anche senza poi fare il video, ok?

Organizzare un tour fotografico con sorella e madre Teresa Gospar

Mi piace rendere partecipi le persone che amo delle cose che amo: non mi sembra nulla di sconvolgente o originale, soltanto qualcosa di comune e ovvio. A volte, però, è complesso far comprendere alla mia omonima madre Teresa Gospar e persino alla mia sorellina cosa faccio di lavoro e perché. Ricordo che da bambina vivevo con la Polaroid in mano: fu un regalo di Natale di mio padre, e di certo è stato il dono più gradito mai ricevuto da un infante!

La portavo ovunque, ma avevo troppo rispetto per il materiale da stampa e per la fotografia stessa, che non scattavo su qualsiasi cosa come fanno i bambini, no: io aspettavo di cogliere l’attimo, già allora. Ricordo che mi piaceva immortalare i sorrisi della nonna, mia madre che preparava il dulce de leche al tavolo della cucina, mia sorella che danzava, il gatto dei vicini acciambellato in una pozza di sole… le ho ancora quelle polaroid, le conservo in una scatola, sono un po’ rovinate ma resistono.

Sta di fatto che domenica scorsa volevo andare a fare un tour fotografico in montagna, pensavo su alle cascate del Toce, per fare qualche bello scatto dell’acqua in movimento – uno dei miei soggetti preferiti da sempre – ma quelle due hanno dovuto aggregarsi a tutti i costi e trasformarlo in una semplice gita con pic-nic! Adoro stare con loro, ma io stavo lavorando!

A volte non lo capiscono… mia sorella ha un lavoro “normale”, mentre io no, e non è semplice far comprendere che non vado in giro a perdere tempo, ma che una foto ben riuscita può essere venduta – mi è capitato che, grazie a un’immagine paesaggistica fortunata, mi comprassero per un servizio per un paio di libri geografici – o comunque che fa portfolio.

So per certo che mia madre vorrebbe per me una carriera standard, in un tranquillo ufficio, e una famiglia standard, con marito e figli, ma semplicemente non fa parte di me… e un pochino ancora questo mi ferisce, anche se lo prendo sul ridere, perché a 36 anni dovresti conoscermi, sono una donna fatta, e anche perché lei, mia madre, è così indipendente e serena che non ci azzecca nulla con lo stereotipo di madre borghese apprensiva che desidera il principe azzurro per le figlie… a volte i desideri dei genitori ci condizionano la vita e il carattere.

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Io, madre Teresa Gospar e sorella: giornata alle terme

Ogni tanto un po’ di relax serve, così come vedere la mia famiglia: ecco perché ho invitato la mia omonima madre Teresa Gospar – vi ricordo che mia mamma si chiama Teresa, proprio come me, e che ho il suo cognome per ragioni familiari con cui non voglio stare a tediarmi – e la mia sorellina ad andare alle terme a Milano.

Ci ero stata una volta per un evento, una conferenza stampa per la quale dovevo fare delle fotografie, ma non ci ero mai stata come cliente! È stato bello: ci siamo svegliate presto, ci siamo incontrate in Cadorna – punto comodo per tutte e tre, visto dove abitiamo – e abbiamo fatto una super-colazione al nuovo bar della Venchi, quelli del cioccolato. Che bontà! Cappuccini e tre enormi croissant: io e mia sorella abbiamo optato per la crema al cioccolato, ovviamente, mentre mamma non lo ama molto, quindi ha deciso di fare la salutista e prendere una brioche vuota. Valla a capire! ☺

Poi ci siamo spostate in metropolitana verso Porta Romana: linea rossa, poi cambio in Duomo sulla gialla, ed eccoci! Mi piace prendere i mezzi pubblici, mi dà sempre la sensazione di fare del bene per l’ambiente e, in particolare di aiutare la mia città.

Io a Milano ci sono cresciuta e la amo molto. E so che se non ci fosse tutto il traffico che c’è, sarebbe molto meglio. Basterebbe davvero solo diminuire le auto, tutto lì, e tutto migliorerebbe: niente più congestione, meno inquinamento… ma non tutti vogliono rinunciare alle quattro ruote, purtroppo, come se fosse più comodo stare imbottigliati nel traffico piuttosto che sbattersi a capire come funzionano i tram o quale linea della metro passa sotto casa propria! Vai a capire anche loro…

Detto ciò, eccoci lì, trattate come regine: accappatoio, ciabattine, acqua tiepida, poi più calda… ci siamo anche concesse un massaggio molto rilassante alle mani e ai piedi. E nel mentre abbiamo chiacchierato tanto, mia sorella mi ha raccontato che con il suo compagno stanno pensando di mettere in cantieri un bimbo! Sarebbe splendido diventare zia Teresa ☺

“Suor Teresa Gospar” colpisce ancora: stavolta nelle Marche

Ciao a tutti! Eccomi a raccontare come il mio modo di vivere la vita e vedere le cose, a volte davvero troppo pudico e naif, a volte mi faccia perdere occasioni e comprarmi da ragazzina. Come se invece di avere 36 ani suonati, ne avessi ancora 13, con tutte le paure e il candore e il pudore della primissima adolescenza (forse le ragazze di oggi mi smentiranno, ma quando ero bambina io, a 13 anni si era, appunto, ancora bambine, con tanto di bambole e tutto il corollario di dolcezza).

in pratica, ho passato uno splendido weekend nelle Marche, per la precisione a Numana, una cittadina incredibile, con una natura ancora selvaggia, incontaminata, sembra di stare in una sperduta località della Grecia piuttosto che in Italia. Le Marche non le conoscevo bene e sono stata più che piacevolmente sorpresa. Come al solito, mi sono trovata a viaggiare da sola, per ragioni logistiche sia pr piacere personale. Ho passato due bei giorni a fare foto e prendere il sole, mangiando a poco prezzo in ristorantini tipici deliziosi e gustandomi l’aria pungente dell’alba, girando soprattutto nelle ore in cui la massa non si muove. E mi sono spostata in treno, come piace a me: pratico ed ecologico, non capisco proprio chi si ostina a usare l’auto, inquinando e facendo code infinite!

Cosa succede però? Che in spiaggia domenica mattina incontro questo ragazzo interessante, vestito casual come puoi esserlo alle 6 del mattino se sei sulla battigia a passeggio con il tuo cane (un meraviglioso pastore bernese educatissimo, girava senza guinzaglio sempre al passo!), ma con uno stile originale, un po’ etnico. 

Io sono lì che passeggio con la fotocamera al collo, per cogliere le strane ombre dell’alba, e lui mi apostrofa in modo buffo: “Scusi fotografa!”. Ci mettiamo a parlare e finisce che facciamo tipo 5 chilometri di bagnasciuga con il buon Pier (il cane) che ci segue scodinzolando e giocando con le onde. Peccato che quando poi viene il momento in cui mi dice: “Magari ci possiamo rivedere più tardi, stasera per cena, se mi lasci il numero ti chiamo nel pomeriggio”, io mi blocco, mi terrorizzo, mi dico che non posso fidarmi di uno incontrato per caso in spiaggia all’alba e che non sta bene lasciare il numero così, dopo 20 minuti. Suor Teresa Gospar colpisce ancora… e mi ritrovo così imbarazzata che tergiverso e gli dico di lasciarmi lui il suo numero, che lo chiamo io, e che comunque in serata ho il treno per tornare a Milano. 

E poi? Beh, sono tornata a Milano senza chiamarlo… sciocca, vero? Ho qui il suo numero, salvato nel cellulare e mi dico: e se? 

Già: e se? 🙂 

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Un cucciolo è per sempre: vi presento Ciocco

Ciao a tutti! Vi ricordate che tempo fa, presa dai miei momenti di sconforto e solitudine, dicevo che mi sarebbe piaciuto tanto avere un animale di cui prendermi cura e che mi faccia compagnia  a casa? Ecco, alla fine ho desistito, perché temo soffrirebbe: io sono sempre in giro, ho servizi fotografici anche nel weekend (soprattutto nel weekend, ultimamente sto facendo tanti matrimoni e cresime e comunioni), e non vorrei lasciarlo solo o essere costretta a portarlo con me in estenuanti sfacchinate.

Però mi consolo, perché Marco e Daria, una coppia di amici di mia madre Teresa Gospar, hanno appena adottato un cucciolo di Labrador di 3 mesi, si chiama Ciocco perché è color cioccolato, la seconda variante di colore di questa splendida specie, dopo il più famoso color miele.

Ogni tanto, è già capitato, quando loro hanno un impegno in settimana (il martedì e il giovedì pomeriggio sono sempre a casa), mi lasciano il piccino, ed è una gioia averlo che corre per il mio appartamentino solitario in centro a Milano!

Ogni tanto fa qualche piccolo disastro, come fare la pipì sul pavimento, perché non è ancora abituato a scendere in cortile e a volte non la tiene, oppure mi ha mordicchiato le tende della camera… ma è impossibile arrabbiarsi con il suo musotto tenero! 🙂

Fa molto caldo in questi giorni quindi tendo a non portarlo fuori nel pomeriggio, stiamo in casa con il ventilatore acceso e giochiamo. Seduta per terra come una bambina, gioco a tirarli una pallina di gomma e lui me la riporta sempre, instancabile.

Un grosso impegno avere un cane, ma questa soluzione, con un cane diciamo “part-time” è perfetta: faccio un favore agli amici di mia madre, tengo compagnia al piccolo e lui sembra essersi già affezionato, quando mi vede scodinzola!

Una grande appassionata di animali come me, poi, adora avere a che fare con loro: sono gli esseri più puri della terra, senza malizia, senza cattiveria gratuita.

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E torta al cioccolato fu! Teresa Gospar versione cuoca (che disastro!)

Mi sono accorta che a maggio non ho ancora parlato di cibo. 

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Sto cercando di imparare a cucinare. Prima, quando vivevo con il mio ex, era lui a occuparsi di sfamarci ogni giorno, in modo basico, ma era un bravo cuoco. Pasta, pizza, pesce, qualche torta semplice: c’era sempre cibo buono e sano in casa.

Da quando sono tornata single ho alternato momenti sì e no anche sul fronte alimentazione: non sono un asso in cucina, ma amo tutto ciò che è naturale, biologico e sano. Quindi, capirete che nutrirmi di cibi pronti e surgelati è una tortura per me, mi fanno proprio stare male fisicamente. Nel primo periodo l’ho fatto: già ero triste, già ero inappetente, già ero autodistruttiva… tanto valeva farsi del male fino in fondo e mangiare quattro salti in padella

Ora che mi sono ripresa della delusione amorosa, voglio tornare a prendermi cura di me, e l’unico modo per non dipendere da sorella e madre è imparare e cucinare!

Il mese scorso ho fatto i muffin al dulce de leche, mentre lo scorso weekend mi sono cimentata con una semplice torta al cacao, farcita di crema di nocciole biologiche (no, non la Nutella!). 

La base è semplicissima: 1 vasetto di yogurt magro bianco, 2 uova, 2 cucchiaioni di zucchero di canna grezzo, 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere, 200 grammi di farina biologica 00 (la prossima volta provo quella di farro!) e mezza bustina di lievito per dolci. Ah, sì, e un pizzichino di sale, mi hanno detto che ci va sempre, anche nei dolci! 

Tutto in forno, in una bella teglia a forma di cuore, e poi appena cotta e raffreddata l’ho tagliata (rischiando di romperla e amputarmi un dito… sono proprio imbranata!) e farcita con la crema di nocciole e la granella di nocciole. 

Sopra cioccolato fondente sciolto e altra granella: le calorie non si contano più! 🙂

L’ho portata a casa di un’amica, avevamo una cena tra ex-compagne di università, dato che ancora ci vediamo abbastanza spesso con le ragazze dell’Accademia di Belle Arti, ed è stata un successo! Piaciuta e spazzolata quasi tutta, una soddisfazione!

Con l’impasto avanzato, ho fatto dei muffin semplicissimi che ho lasciato alla mia amica, mi ha detto che ci ha fatto colazione per tutta la settimana ed erano ancora morbidi 🙂 sono felici, è bello donare agli altri, e donare cibo è proprio una gioia per il cuore. 

(Suor Teresa Gospar che è in me, come sempre… prenderò i voti prima o poi!) 🙂 

 

Il blog di Teresa Gospar